Dimissioni per fatti concludenti: i primi dati confermano una procedura ormai entrata nella pratica delle imprese

A diciotto mesi dall’introduzione della disciplina delle dimissioni per fatti concludenti, i dati diffusi dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro e analizzati dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro consentono di tracciare un primo bilancio. Oltre 25.000 comunicazioni trasmesse, una percentuale molto contenuta di segnalazioni non veritiere e un impatto economico stimato superiore a 180 milioni di euro raccontano di un istituto che le imprese stanno imparando a utilizzare con sempre maggiore consapevolezza.

Questi numeri non rappresentano soltanto una statistica. Raccontano il progressivo consolidarsi di uno strumento che ha modificato il modo di affrontare una situazione ben nota a molte imprese: il lavoratore che interrompe di fatto la prestazione lavorativa senza formalizzare le proprie dimissioni.

La disciplina introdotta dal cosiddetto Collegato Lavoro interviene proprio per gestire queste situazioni, offrendo alle imprese una procedura specifica che, se correttamente applicata, consente di affrontare la cessazione del rapporto nel rispetto della normativa vigente.

Come per ogni istituto giuslavoristico, anche in questo caso la corretta applicazione richiede una valutazione del caso concreto e il rispetto delle procedure previste dalla legge.

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